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ogni bambino ha i suoi riti...

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«Che cos’è un rito?», chiese il Piccolo Principe. «Anche questa è una cosa da tempo dimenticata. – disse la volpe – È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore.

C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».

In questo numero di Girotondo proviamo ad affrontare un grande tema, quello della cultura di appartenenza e dei riti che creano e fortificano l’identità del bambino che sta crescendo. Parlare di riti rimanda immediatamente alla religione e alle cerimonie, dai battesimi fino ai matrimoni, che la tradizione vuole si celebrino proprio in questo periodo.

Ringrazio qui i nostri amici Maria Rita Parsi e Paolo Crepet per aver affrontato l’argomento proposto nelle pagine che seguono con grande laicità: la prima per aver citato Antoine de Saint-Exupéry e per averci ricordato che ogni famiglia ha i suoi riti; il secondo per aver sottolineato come la religione non abbia l’esclusiva dei riti di valore. Ce ne sono molti altri che rispondono allo stesso obiettivo: creare legami e celebrare la vita che vince sulla paura della morte.

Per noi di Girotondo parlare di tradizioni significa accendere i riflettori sui momenti trascorsi in famiglia – di qualunque tipo essa sia – ricorrenti, intimi e personali che ogni nucleo crea con il tempo. La ripetizione del sempre uguale e l’attesa per quel momento unico è ciò che fa la differenza. Perché cementa non solo un’identità, ma anche un’appartenenza.

E va a riempire lo zainetto che ognuno di noi si porta in spalla e che aumenta di volume giorno dopo giorno: il nostro bagaglio culturale.

L’esercizio da fare per averne conferma è molto semplice: chiudere gli occhi e pensare ad una determinata persona. Quanto riemergerà nella nostra memoria sarà ciò che ci è rimasto di lei. Più ci avrà addomesticati – per dirla ancora con l’autore del Piccolo Principe – e più la tasca dello zainetto dei legami sarà piena di ricordi. Perché, se è vero che ognuno ha i suoi riti e che ogni rito è differente, è anche vero che esiste un’unica grande condizione senza la quale una consuetudine non può esistere: la presenza.

Un rito non può essere immaginario, un rito per restare nella memoria deve essere stato vissuto davvero. Più e più volte e per un certo periodo di tempo. Trasformandosi in quello spicchio di eternità a cui tutti aneliamo.

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo